Curiosita’

Il guardaroba ideale

Vi suggeriamo gli elementi base per costruire un assortimento di capi per far fronte alle esigenze della vita lavorativa, mondana e per il tempo libero:

Abito con gilet grigio scuro – lane Tasmania o simile
Abito blu pettinato – mezzo peso
Abito di cotone chiaro
Abito lana sfoderato o lino blu
Abito flanellina grigio scuro
Blazer (ovviamente blu)
Giacca tweed
Pantaloni grigi, blu, tabacco, in lana
Pantaloni sportivi
Giubbotto pelle o tessuto imbottito
Giaccone o impermeabile ¾
Cappotto grigio o blu
Smoking non pesante

Come conservare i capi

Appendete nell’armadio ciò che ancora vi piace e vi sta bene indossato. Il resto parcheggiatelo altrove, in un baule oppure… negli armadi di qualcun altro!Gli attaccapanni più indicati sono quelli di legno, dotati di spalla ampia. Sempre in legno è molto utile il cosiddetto “ometto”, sul quale è possibile appendere la giacca e mettere in piega i pantaloni per l’indomani.L’armadio chiuso è una buona difesa contro la polvere, ma per le tarme occorrono altri accorgimenti. Attenti alle macchie di cibo e bevande, perché sono un richiamo irresistibile per questi insetti.
Provvedete poi in luogo di canfora o naftalina ad inserire nell’armadio i moderni antidoti biologici – profumati – facilmente reperibili in commercio. I più tradizionalisti possono ancora ricorrere ai sacchetti di garza con foglie di tabacco o alloro.
Ricordatevi di non appendere gli indumenti prima di averli smacchiati, aerati e, se necessario, spazzolati.Ed infine: più frequente sarà la rotazione dei capi e più sarà lunga la loro durata nel tempo.

In viaggio

In viaggio preferite le valigie rigide a quelle morbide o alle sacche: sul fondo adagiate i pantaloni, sopra le camicie. I capi di piccole dimensioni, come calze, slips, ecc., negli angoli vuoti; le cravatte arrotolate.
Una buona soluzione per riporre le giacca è stenderla in piano con i revers verso l’alto, piegare le maniche verso il centro, prendere la parte inferiore e piegarla a metà, inserendo in mezzo qualcosa di soffice (es. una maglia o il pigiama) per diminuire le pieghe.
Mediamente un buon tessuto si riprenderà più velocemente.
In caso di necessità appendete l’abito in bagno e create del vapore con l’acqua calda: l’umidità darà il suo contributo a far distendere le pieghe della stropicciatura.

 

Le Bretelle

 

Accessorio del vestire maschile e anche, sporadicamente, femminile e infantile. Realizzate in corda o a rete, dopo essere state delle semplici strisce di cuoio. Erano già in uso nel ‘700 per assicurare la tenuta dei calzoni. L’800 le ingentilì usando il tessuto, cotone, anche velluto, e persino gomma, finché l’intreccio di diversi filati con fili di gomma stabilì il modello ricorrente per tutto il ‘900 fino a oggi: regolabili nella lunghezza mediante fibbie, a forma di Y nella schiena, le bretelle si allacciano, con asole anch’esse elastiche, davanti come dietro, a bottoni cuciti in vita sui calzoni; eliminando i bottoni, si possono anche fissare con morsetti d’acciaio alla cintura. Troppo visibili con la maggiore libertà della rinnovata giacca, le bretelle cedono il passo, verso gli anni ’50, alla cintura in cuoio, di pelle anche preziosa. E da insostituibile accessorio assumono il ruolo di accento estroso di moda, di colore nell’abbigliamento sportivo per la montagna, come in certi revival ottocenteschi o, in maglia elastica di seta nera, per particolari smitizzate tenute da sera antismoking. Negli anni ’70 le bretelle conobbero un’inattesa fortuna nella moda unisex, adottate anche dalle donne, tanto in esemplari del tutto mascolini che in forme e materiali volutamente femminilizzati, per colori e dimensioni, con passamaneria e ricami.

 

In molti sostengono che la cravatta discenda direttamente dal pezzo di stoffa che i legionari romani utilizzavano già nel II secolo dopo Cristo. Ne troviamo una raffigurazione sulla Colonna di Traiano del 113 d.C. eretta per celebrare le vittorie di Traiano sui Daci fra il 101 ed il 106 d.C.

In realtà non si intuisce un grande collegamento fra la cravatta intesa nel senso moderno e questa sua “antesignana”. I veri precursori della cravatta sono i fazzoletti da collo che apparvero intorno al 1650. In quel periodo la cravatta a punta costituiva simbolo di immensa ricchezza, basti pensare che il re inglese Carlo II indossava una cravatta costata oltre 20 sterline già nel 1660. Per farVi un’idea tenete in considerazione che a quell’epoca una rendita “annua” di 2 sterline era considerata un introito di buon livello.

Il prototipo della cravatta attuale è di origine americana e risale al 1700. Inizialmente era sostanzialmente una bandana annodata a fiocco e, strano ma vero, fu un pugile a renderla popolare: James Belcher.

In seguito, all’inizio del XIX secolo, Lord George Bryan Brummel introdusse una moda innovativa. Lord Brummel è stato un dandy leggendario, nonché un grande stilista; egli aborriva qualsiasi esagerazione, sosteneva che l’eleganza non va a braccetto con ridicolaggini ed esagerazioni. Il Lord aveva un look molto personale con frac blu, panciotto, pantaloni beige, stivali neri e fazzoletto da collo bianco. Pensate che era tanto attento al proprio look da cambiare fazzoletto nel caso in cui il primo tentativo di nodo risultasse di brutto effetto, una volta stropiacciato non era più utilizzabile. Inutile specificare che possedesse una quantità impressionante di fazzoletti da collo candidi ed inamidati.

Facendo ancora un balzo nel tempo ci troviamo nel 1880, epoca in cui i membri dell’Exeter College di Oxford tolsero i nastri dai propri cappelli per annodarseli al collo creando, di fatto, la prima vera cravatta da club. Il 25 giugno 1880 ordinarono ad un sarto di produrre dei nastri appositi con i colori del club. Diedero così il via ad una moda che contagiò presto club e college inglesi.

Dal 1924 la cravatta divenne quella che conosciamo oggi, fu Jesse Langsdorf (New York) a trovare la soluzione giusta per la produzione tagliando il tessuto con un angolo di 45° rispetto al drittofilo, impiegando tre strisce di seta da cucire successivamente. L’idea venne brevettata ed esportata in tutto il mondo. Ancora oggi le cravatte di qualità sono create con il medesimo procedimento.

                                                                                                                          

                                                                                                      I Guanti

Il guanto è un simbolo, un’importante protezione, un prezioso accessorio, una parola in codice. Lettera credenziale di messi e ambasciatori, pegno di un obbligo personale, simbolo di sfida e di seduzione, il suo significato assume valenze diverse in ogni periodo storico, ma sempre importante è stato il suo valore espressivo.

Egiziani, Greci, Romani, Longobardi, li usavano come segno di prestigio. Il Medioevo li consegnò ai nobili ed al Clero. Alla Corte Francese ne fecero un culto, tanto che nel 1600 a loro era attribuita la migliore fattura del guanto. Nel 1700 con Napoleone, quest’arte venne portata in Italia e nel 1737 Ferdinando IV di Borbone chiamò da Vienna a Napoli il più grande maestro guantaio: Luigi Balastron. Da allora Napoli è al primo posto nel mondo nella produzione di guanti in pelle, per eleganza, stile e qualità.